Biografia

Dai pennelli grondanti di tempere, quelli della provincia di Napoli, nascono le sfumature che danno completezza d’assieme ad una identità territoriale fatta di spettacolari varietà e tradizioni.Gianfranco Iervolino è uno di tali colori, capace di fondersi, mischiarsi su molteplici tavolozze pur conservando la sua riconoscibilità.

Francesco, questo il nome di battesimo, nasce a Torre Annunziata nel 1974, e fin da bambino coltiva un nobile sentire altruistico, ovvero mettersi al servizio del prossimo per regalare emozioni. Questa sua inclinazione lo porta ad iscriversi all’Istituto Alberghiero di Vico Equense dove, nel 1990, consegue il diploma di tecnico delle attività di settore.
Dopo diversi stage in strutture 4 stelle sulla costiera amalfitana e non solo, e in seguito al servizio di leva, si trasferisce in Gran Bretagna, precisamente a Bolton, dove inizia la sua scalata. Nel primo step di carriera svolge il ruolo di “commis di sala”, poi è “chef de rang” ed infine, dopo 14 mesi di attività diventa “assistant manager” in un locale molto rinomato, il “Don Corleone”.

Passano 30 mesi, e Gianfranco, così lo chiamano affettuosamente gli amici, torna in Italia per accettare l’allettante proposta di dirigere un ristorante di Pompei. Successivamente, dopo aver raggiunto importanti risultati, si appassiona all’arte bianca in seguito alla proposta di rilanciare una pizzeria che, così, gli viene data in gestione. Iervolino si rimbocca le maniche, studia notte e giorno da autodidatta, con orgoglio, per conoscere e approfondire i segreti della pizza. Nel frattempo regala ai clienti le sue pizze non ancora perfette, spesso quadrate o storte.

Nel 2000, però, la sua fama inizia a diffondersi e così sono in tanti a proporgli allettanti progetti. Di lì in poi anni di soddisfazioni condite da recensioni di riviste enogastronomiche che lo inseriscono nelle loro guide. In questo periodo si iscrive all’Api, Associazione Pizzerie Italiane, e nei campionati di pizza si calssifica sempre nei primi 10.

Gianfranco Iervolino nel 2005 è già un pizzaiolo molto conosciuto e così la ‘Di Prisco Company’, titolare di ‘Villa Guarracino’, ‘Club la Vela’ e ‘Palazzo Vialdo’, decide di offrirgli un contratto irrinunciabile. In quegli anni si confronta con Chef di pregio come Michele De Leo, Vincenzo Guarino, Vincenzo cioffi, Antonio Tecchia e tanti altri, e capisce che come si evolveva la cucina, poteva evolversi anche la pizza. Sperimenta così le tecniche di cottura gourmet.

Gianfranco si rimbocca nuovamente le maniche e studia un percorso che finirà per rivoluzionare la sua pizza in termini di qualità. Dopo aver conosciuto le farine Petra del Molino Quaglia, struttura un vero e proprio processo alchemico. La maturazione passa a 40 ore con una idratazione quasi al 70%, un grammo di lievito per un litro d’acqua, olio pregio DOP dalle colline cilentane, pomodori DOP Agrigenus e il miracolo di San Gennaro (slow food). In questo percorso di crescita Iervolino è affiancato dal grandissimo gastronomo Giuseppe Acciaio della Gma Import di Pompei, e da Antonio Formisano, fondamentali per la scelta dei prodotti made in Campania. I numeri e i risultati sono fantastici e così, dopo sei mesi, Acciaio gli affida il compito di presenziare al Pizza Up di Vighizzolo d’Este, evento creato dal direttore marketing Piero Gabrieli. Lì conosce il noto giornalista enogastronomico Luciano Pignataro e non solo, anche Massobrio, Marchi e Cozzella. Incontri di pregio che portano Iervolino su “wine e blog” di Pignataro.

L’anno dopo, tornato al Pizza Up, vince il premio nella categoria “divulgazione della pizza gourmet”. Contemporaneamente arriva il “premio Golosario” a Milano con il dottor Paolo Massobrio unico pizzaiolo premiato in Campania riconoscimenti continuano ad arrivare: Davide Paolini, giornalista di Radio 24 e del Sole 24ore si interessa a lui e la scuola ‘Dolce e Salato’ di Maddaloni lo chiama per affidargli il ruolo di docente di pizza Gourmet. Per Gianfranco Iervolino ogni traguardo è un punto di partenza, uno stimolo per continuare a migliorarsi ogni giorno di più per la gioia di tutti i palati fini e degli amanti di una tradizione che si rinnova conservando i suoi valori eterni.

A cura di Luca Cirillo